La donna che pensava troppo.
C'era una volta una donna che si vantava di avere mille e mille pensieri, tutti profondissimi e importanti, tutti di vitale importanza, tanto che a partire dai suoi familiari, secondo lei un sacco di persone confidavano nel suo innato senso pratico per risolvere beghe e problemi ingarbugliatissimi.
Lei si faceva in quattro, in cinque e pure in sei per risolvere le necessità di tutti, a volte anticipandole, e questo solo per sentirsi dire quanto fosse straordinariamente fondamentale nelle vite di tutti.
L'unico inconveniente dell'incamerare tutti questi dati era un costante e fastidioso mal di testa. Arrivava a fine giornata facendo la rassegna delle pratiche evase e di quelle da risolvere e le somme non tornavano mai: troppo poche le prime e ancora molte le seconde.
Voleva risolvere i problemi del mondo, ma non sapeva che avrebbe fatto meglio a preoccuparsi un po' più di se' stessa.
Una mattina, svegliandosi, notò che il suo mal di testa era migliorato. Compiacendosene si toccò la tempia sinistra, quella che le doleva sempre, e sentì un bozzo. Era forse un bernoccolo?
Si guardò allo specchio e fece un salto all'indietro dalla sorpresa. In effetti c'era una piccola tumefazione - oddio, mica tanto piccola - ma aggiustandosi i capelli poteva nasconderla.
Le settimane seguenti furono campali. Problemi su problemi, quesiti, domande, preoccupazioni, perfino qualche mezzo spavento. E la fronte cominciò a riempirlesi di bozzi e bozzetti. Quando alla fine non riuscì più a nasconderli sotto l'acconciatura, cominciò ad indossare cappelli a tesa larga, atteggiandosi a donna di mondo, molto "a la page".
Nel frattempo il mal di testa era ritornato, molto più fastidioso ed insistente di prima. A volte si svegliava di notte e vedeva i suoi bernoccoli pulsare. E il giorno dopo ne scopriva uno nuovo di pacca.
Ma lei doveva farsi forte per il bene degli altri e andare avanti, sempre avanti tre passi rispetto a tutti, perchè così era ed era sempre stato e non poteva deludere chi gli si affidava con così tanta fiducia.
Un giorno scopri che i suoi inusuali cappelli non le entravano di più. Tutta la circonferenza della sua testa era aumentata in maniera spropositata.
"Povera me", pensò, "e adesso come faccio?"
Ma era una donna dalle mille risorse e con la scusa della moda sempre in evoluzione, si comprò uno scafandro e lo indossò in ogni occasione ufficiale.
Poichè era ritenuta intelligentissima, anche se un poco originale, questo look venne accettato senza grosse discussioni.
In realtà cominciò ad uscire sempre meno, diradando le visite e trovando scuse su scuse - essendo piena d'inventiva era bravissima in questo e ogni sua motivazione era piena di grazia e di un fondo di credibile verità. Ma non per questo si tirava indietro dal dispensar consigli e soluzioni. Era un lavoro ingrato, lo sapeva. Ma come avrebbero fatto senza di lei?
Oramai indossava lo scafandro anche dentro casa, per comodità, diceva lei. Per non vedere la realtà, diciamo noi.
Una domenica sera, alla fine di una terribile settimana di passione - la crisi economica, le guerre in atto, il gatto dei vicini che si era rinchiuso nella lavatrice e "signora mia, non mi sono accorta e ho fatto partire anche la centrifuga; pensi che avevo messo appena allora l'ammorbidente: secondo lei il pelo del mio Pallino rimarrà soffice anche con il rigor mortis?" - volle togliersi lo scafandro, per avere un po' di sollievo a quel testone ipertrofico che oramai si portava sul collo.
Ma lo scafandro rimase ben sistemato al suo posto. Tira che ti tira, scuoti e sposta, quel maledetto non ne volle sapere. Niente da fare. Sospirò. Se questa era la sua croce, l'avrebbe portata fino in fondo. Per il bene dell'umanità.
Si sistemò un auricolare dentro lo scafandro (per sentirci meglio) e continuò ad essere a disposizione di tutti.
In breve si sparse la voce di questa incredibile signora che vaticinava nella penombra del suo soggiorno, indossando uno scafandro da palombaro e un'ampia vestaglia damascata. Certo, la sua testa aveva dimensioni leggermente anomale, ma d'altra parte possedeva una tale capacità di giudizio, una chiarezza d'analisi da far impallidire filosofi, giudici e opinionisti da bar. Sull'aspetto si poteva soprassedere.
Una lunga fila di pensionati, casalinghe, bambine con le treccine, bambini col moccio al naso, mariti traditi, amanti trascurate, malati immaginari, manager trombati e operai in mobilità si formò davanti all'uscio di casa sua.
Instancabile, lei ascoltava tutti, si segnava i punti salienti e pensava, pensava, pensava finchè, spremendosi allo spasimo le meningi, non partoriva il rimedio perfetto.
Lo scafandro stringeva sempre di più, sempre di più. Qualche luminare si era offerto di operarla, ma lei aveva sdegnosamente rifiutato. Era la sua divisa ormai, diceva. In realtà aveva paura di constatare quanto si fosse dilatata e deformata la sua testa.
E poi un chiaro pomeriggio d'inverno, dopo una seduta straordinaria col sindaco e la giunta al completo seduti sui suoi divani a discutere della viabilità del centro storico
BUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUM!
lo scafandro schizzò alto nel cielo bucando il soffitto.
Ci fu chi pensò ad un attentato, una bomba, un fulmine, fuochi d'artificio fuori stagione, una fuga di gas, un razzo in partenza, un meteorite in arrivo: in sostanza tutti si presero un gran spavento e scapparono a gambe levate.
"Ah, che sollievo! Non ne potevo più di quello strettume! Povera, povera la mia testa! Lo dicevo io che prima o poi mi sarebbe scoppiata!", pensò la donna.
E nel dire questo, si toccò dove prima c'era la fronte. E dove prima c'erano i capelli. E gli occhi, gli zigomi, la nuca, il naso, la bocca. Trovò soltanto il collo, ma poichè non aveva più cervello - e quindi pensieri - non si preoccupò più di tanto, e visse felice e leggera per il resto della sua vita.
Senza nemmeno l'ombra di una preoccupazione.