martedì, agosto 29, 2006

La mutanda antistupro.

Ognuna di noi ha, nascosta in un remoto angolo del proprio comò, relegata nell'ultimo cassetto, la propria biancheria antistupro.

Dicesi biancheria antistupro quella biancheria, appunto, che se indossata non ci farebbe oggetto del desiderio sessuale neanche di un detenuto di Alkatraz dopo dieci anni di confino. Pigiami scoloriti, calzettoni o calzini bucati, ensemble non proprio presentabili, magliette e canotte sdrucite a cui rimaniamo fedeli dopo anni e anni d'uso testimoniano il nostro amore per l'abitudine e la praticità. Ci hanno accompagnati durante traslochi, pulizie primaverili, dolorosi crampi da mestruazioni quando non anche da gastroenterite, amori finiti, lutti, abbandoni, lavaggi di auto e cani, estati particolarmente afose a sventolarci davanti al frigo, inverni da bradipi davanti alla tv, maratone in cucina a preparar marmellate e conserve.

Suvvia, signore, ci siamo capite benissimo: basta rovistare - ma neanche tanto - nel boudoir di ognuna di noi per trovarne il simbolo e l'emblema, ossia la mutanda antistupro.

Dicesi mutanda antistupro quella mutanda, appunto - nè slip, nè tanga - che se indossata di fronte a Rocco Siffredi lo trasformerebbe in un mansueto frate trappista e che di solito serve, in un consolidato e tranquillo menage matrimoniale, a segnalare la propria assoluta e completa indisponibilità a qualsiasi tipo di approccio erotico. Sembra dirti piuttosto "fammi due coccole, va, ma a distanza di sicurezza che c'ho le mie cose". Quali siano le qual cose, non sarà mai dato saperlo. Abbinata ai nostri multiscolori (e non uso quest'aggettivo a caso) pigiami con i piedi è indicata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come il più efficace presidio per combattere malattie venere, gravidanze indesiderate, AIDS.

Il colore di solito rammenta le tinte per capelli fatte in casa da una zitella pasticciona: giallino, ocra, verdino, rosina pallido, grigio senza rimedio. E' alta, senza sgambatura, forse con un ricordo di pizzo o un fiocchetto. I bordi sono slabbrati e l'elastico smolla, ma la mutanda tiene. E' comoda. E' confortevole. Non tira e non stringe, non segna, anzi, asseconda le curve. Spesso è bucata. Magari un buchino piccolo piccolo nella trina, che nemmeno si noterebbe se non fosse che a forza di passarci il dito per verificare la tenuta della stoffa, alla fine l'avete ingrandito. Ma è la nostra coperta di Linus.  Ce l'avevamo quando è caduto il muro di Berlino (beh, forse era nuova), ha sopportato mille lavaggi, e toh, non si è ristretta!

E allora coraggio! Sdoganiamo la mutanda antistupro, facciamone la nostra bandiera, sventoliamola di fronte a chi - nonne, mamme, zie - ci ha colpevolizzate per anni minacciando eventi improbabile (per quanto possibili) come incidenti stradali, alluvioni, terremoti, visite ginecologiche d'urgenza, parti pre-termine, guardoni inopportuni e colpi improvvisi di vento che avrebbero permesso a chiunque di giudicare sull'impeccabilità della nostra biancheria intima!

Ricorda, un mutanda d'antan è come un buon vino: morbida e avvolgente, ti si adatta in maniera perfetta. E' la sintesi di un ricordo, ha la tua forma, è spia delle tue abitudini, dei tuoi vizi, delle tue debolezze. E' perfetta.  Proprio come te.

 

postato da: LaPiccolaFiammiferaia alle ore 18:22 | Permalink | commenti (5)
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martedì, agosto 22, 2006

Ma guarda te cosa ho trovato!

Solo che adesso mi domando come diavolo farò a rimettermi in pari, che è pressappoco dal '98 che non ci dò più un occhio...

postato da: LaPiccolaFiammiferaia alle ore 18:42 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, agosto 21, 2006

Il lavoro nel nuovo ufficio ingrana. Mi sto facendo una cultura su medici curanti e pediatri, sulle normative su italiani e stranieri, sulle procedure dell'anagrafe. Alcune cose già le sapevo, altre no, ma non è stato un problema imparare.

Non ho mai avuto paura dei cambiamenti e me rendo conto solo adesso. Insomma, a chi mi chiedeva se ero dispiaciuta di lasciare l'ufficio di prima ho risposto si, ma il dispiacere è più per le persone che lascio lì dentro (e che stanno a due piani di distanza, mica in Malesia) che per il lavoro. Dopo tre/quattro anni di un lavoro tutto sommato stimolante ma ripetitivo, scatta qualcosa dentro. Voglia di rivalsa, o di dimostrare che si può ancora imparare - e bene - a fare altro. Che siamo elastici, vogliosi di novità, di conoscere altre persone, altre realtà lavorative. Sì, lo so, qualsiasi impiegato pubblico dirà che poi è sempre la solita solfa. Però per adesso non me la sento di lamentarmi. Il lavoro sta ingranando abbastanza velocemente, i colleghi mi hanno accolto volentieri, io mi sento più leggera.

E poi sai che c'è? E' dura avere tutti i giorni sotto gli occhi una sofferenza palpabile, per la quale puoi far poco se non fornire un mero palliativo. Interiorizzi, oh se interiorizzi! Inizialmente fai la scorza, ma poi, giorno dopo giorno, tutto questo carico comincia ad essere sempre più pesante, sempre più attaccato sulle tue spalle, ancorato, inchiodato. Finchè non te lo porti a casa. Nella testa, ma sopratutto nel cuore. Così cambia il tuo modo di vedere il mondo, ti rende più cinico ma anche molto, molto più spaventato. Perchè adesso sai. E se ti capita di assistere un parente sai già come finirà, quale sarà il decorso, l'iter, il finale. Come uno che legge un libro ma partendo dal fondo.

E' indubbio che durante i quattro anni all'Ufficio Protesi sono cresciuta molto. Parlo di un percorso di maturazione personale, oltre che lavorativo. Venivo da sei mesi sconfortanti, passati a domandarmi quali fossero le mie reali capacità. Confrontarsi con gli altri, stare per la prima volta a contatto con l'utenza, essere avvolta dall'affetto e dalla fiducia incondizionata di chi mi insegnava sono state delle esperienze impagabili. Ho acquistato sicurezza in me stessa, tirando fuori un insospettato senso pratico e un tratto di decisione che mi mancavano. Ho meno paura degli altri, perchè ho meno paura di me stessa. E' stato un grande insegnamento. Adesso so che posso fare tutto. Posso imparare tutto, a patto che ci metta impegno ed umiltà. Che posso riuscirci e il tentare è sempre un'avventura.

Ho moltissima stima e affetto per le colleghe che ho lasciato. Io non me le dimentico le belle cose. Grazie.

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venerdì, agosto 11, 2006

Tutto in una settimana (se vi pare poco).

In questi settimana ho registrato:

training quotidiano compulsivo, allusioni e domande esplicite (trombi? non trombi? hai trombato? quando trombi? tromberai?), due agguati dietro alla porta del bagno e uno dietro alla porta dell'ufficio, il lancio di vari oggetti (penne, block notes, palline di carta), barzellette varie, battute salaci, scambi di pettegolezzi. Ecco. Ma tutto in un clima di grande serenità e allegria, devo dire. Uno zuzzurellone: dopo  aver lavorato quattro anni in un ufficio dove la morte si alternava alla malattia senza soluzione di continuità, adesso mi trovo con un goliardo per collega. Dai, poteva andarmi peggio.

- Ehi, ma te l'ho raccontato quando al collega Tizio gli facemmo portare un pacco pieno di sassi per il dott. Caio in giro per tutto il poliambulatorio? E quando la povera Sempronia svenne in ufficio perchè aprendo l'armadio dei faldoni saltò fuori il collega Gaio con indosso una maschera da dracula facendo "buh!"? Ihihih....non si riprendeva più dalla paura!

postato da: LaPiccolaFiammiferaia alle ore 13:38 | Permalink | commenti (5)
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martedì, agosto 08, 2006

Ancora no comment.

- E quindi, signora, ecco il suo libretto sanitario! La copia di questo modulo può portarla al medico, quando ci va la prima volta che ne ha bisogno.

- .(Facendo le corna)  ...ccidenti a chi t'è muorto! Tiè, tiè, tiè!

postato da: LaPiccolaFiammiferaia alle ore 20:00 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, agosto 07, 2006

No comment.

Il nuovo collega è sempre simpaticamente propenso ad elargire salaci consigli di vita:

"Perchè vedi, tu sei troppo veloce, devi essere più tranquilla... Insomma, questo è un lavoro da fare con calma, con molta calma, come quando sei a letto (con tuo marito*)!"

*Spero intendesse questo. Non ha specificato, salvo aggiungere che ieri sera è stato a ballare "balli pomicioni" e l'ha appoggiato. A mò di risposta alla mia faccia perplessa ha aggiunto: "Perchè, tuo marito non te lo fa' sentire mai?", ergo suppongo che si riferisse nell'altra frase al naturale completamento dell'amore coniugale che si esplica nell'esercizio dei propri doveri nell'alcova domestica.

E' un burlone, che vogliamo farci? Uhm.

postato da: LaPiccolaFiammiferaia alle ore 17:00 | Permalink | commenti (5)
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venerdì, agosto 04, 2006

In a German Pension (prima parte).

Ah, le ferie! Tanto sognate, tanto agognate, tanto pianificate, scelte o improvvisate, tanto desiderate...

Una lavora duramente per poi godersi il meritato riposo, la meritata pace, il meritato distacco dalle mille piccinerie della vita quotidiana!

Ah, le ferie! Diritto del lavoratore, istituzione intoccabile, sogno raggiungibile!

Ehi, frena. Ti dico, frena. Facciamo un passo indietro.

Dove le farai le ferie, tu? E dove avresti voluto farle? E perchè non è andato tutto come volevi? Ah, la famiglia, dici? Già, già: i genitori, le sorelle, gli zii tutti insieme allegramente. L'allegra brigata in vacanza, come quando avevi quindici anni, capisco. E quando ti capita più? Hai ragione. E quindi? Niente più mari del Sud, crociere, safari, giornate romantiche a crogiolarti al sole col tuo uomo, nudi sulla sabbia al tramonto o in groppa ad un cammello (vestiti spero) o a bordo piscina sorseggiando un succo di frutta? Niente più, eh? Non per quest'anno, dici. Che sarà mai, lo dico pure io. Siamo epicurei, lasciamo che una rinuncia oggi ci porti un gran beneficio domani, dico io.

E quindi? L'alternativa? Un costosissimo albergo con centro benessere sulle alpi svizzere? Una beauty farm nel Tirolo? Un castello in Val d'Aosta? Sci estivo sul Marmolada? No? Niente di tutto questo? Allora l'allegra brigata dove se ne va? Quale amena località montana hanno scelto per te i tuoi previdenti genitori, sorelle, zii? Che mi dici? Canazei! Oh, che ridente posticino! Ricordo il meraviglioso albergo ****! Troppo costoso, dici? E già, che poi sorelle, genitori e zii mica possono scialare. E tu quest'anno potevi, ecco. Il rimborso sulle tasse, beata te! Non prendertela, dai. L'importante è la famiglia. La F A M I G L I A, hai presente? Ma sì, una vacanza democraticamente risparmiosa; in gruppo si sa, ci si diverte anche in campeggio. Oddio, mica andrete in campeggio, eh? Oh, bravi, un bell'alberghetto, un dignitoso tre stelle...ne conosco giusto uno, un garni fantastico con piscina termale che poi... Eh? Manco quello? E su, non fare quella faccia! Se costa troppo costa troppo. Non per te, capisco. Cinque euro di differenza a notte con la classe inferiore, ah. Ma son soldi! Ma vai in vacanza con la tua famiglia, ricordatelo!

Come si dice, poi? Allegra brigata, vita beata. Basta poco, che ce vò?

Quindi ti divertirai, vero? Con le sorelle i genitori, gli zii... come niente sorelle? Un contrattempo? Ma babbo e mamma si, vero? Una certezza, un caposaldo, due colonne di granito... ah, pure niente genitori. Cause contingenti, certo. Però vengono gli amici degli zii. Due coppie. Non li conosci? Mai visti? Ascolta, ora non metterti a piagnucolare, su. Sei adulta, sposata e paghi le tasse, per dio! E poi mica avrai dato la caparra, ancora. Così te la cavi con un last minute e via, libera come il vento.

Beh, che è quel tic all'occhio? Non respiri? Respira, respira...non è nulla, ora passa. Che dici? non capisco se parli e iperventili. "Ahoiamo atho ahhparrahh?" Cara, non comprendo. Poi stai diventando tutta blu. Su, bevi un bicchier d'acqua. Ripeto con te, sì...

"Ahoiamo...", "abbiamo...", "athohhh...", "dato...",  ".....ahhparrahh!",  "caparra!"

Ecco, che ci voleva! E che diamine! "Abbiamo dato caparra!" Eccola là.

Come avete dato caparra? E ora? Ah, ma se ricominci a singhiozzare mica ti capisco!

"Hassereho leh-eh hachan-he c-c-c-ohn... ungruh-uhppodipe-eh-nsionahhhtioversixtybuahhhhhhhhhh....!"

Uhm. Calma che ci rifletto, eh.... Ah! Ho capito! "Passeremo le vacanze con un gruppo di pensionati over sixty"......! Semplice, se si tolgono tutte quelle acca.

E poi? Che vuol dire "buahhhhhhhhhhhh", tesoro?

postato da: LaPiccolaFiammiferaia alle ore 19:26 | Permalink | commenti (4)
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